A22 Autostrada del Brennero

23 mag 2022

Una società particolare per un’autostrada particolare.

Potrebbe essere questa una prima definizione di Autostrada del Brennero Spa, concessionaria autostradale di A22. Perché? Perché si tratta di una società controllata all’85% dagli Enti locali che quell’infrastruttura non solo la vollero ma, a cavallo tra il 1964 e il 1974, la realizzarono indebitandosi per garantire alle proprie comunità un collegamento con il resto della rete autostradale italiana e all’Italia un collegamento con il resto d’Europa. Quest’ultima è la particolarità della A22: essere il primo collegamento via terra tra l’Italia e l’Europa, la striscia d’asfalto lungo la quale passa il 10,5% di tutto l’import export italiano. Si tratta, in altre parole, di un collegamento strategico che mette in comunicazione diretta le due principali manifatture europee, quella italiana e quella tedesca, un collegamento che a Verona si incrocia con il principale asse Est-Ovest del Nord Italia.

Questo ruolo tanto rilevante per l’economia del Belpaese viene esercitato in buona parte attraverso un ambiente di estrema delicatezza, quello alpino. La convivenza tra una strada lungo la quale transitano ogni anno circa 70 milioni di veicoli per 5 miliardi di km percorsi e l’ambiente circostante potrebbe rappresentare un problema se la gestione dell’autostrada Brennero-Modena non fosse in capo ad una società che ha nei cittadini che abitano lungo il suo tracciato i propri principali azionisti, rappresentati dagli Enti locali che vanno da Bolzano a Modena. È questo il motivo per il quale il tema della sostenibilità fa parte del dna di Autostrada del Brennero Spa da molto tempo prima di diventare una sensibilità comune. Si pensi che, già in fase di progettazione, all’inizio degli anni ’60, la società incaricò il più noto paesaggista di allora, Pietro Porcinai, di suggerire soluzioni tecniche che rendessero il meno impattante possibile da un punto di vista paesaggistico l’inserimento dell’autostrada. La Seconda Guerra mondiale e i suoi orrori erano passati da una quindicina d’anni e l’attenzione al paesaggio non era in cima alle agende politiche. Eppure ancora ad allora risale, ad esempio, la scelta dell’acciaio Corten per i guard rail, in modo che quell’acciaio apparentemente arrugginito ma in realtà più resistente e costoso del normale acciaio si inserisse nel contesto rurale senza ferirlo. Oppure si pensi che la società cominciò a dotare l’autostrada di barriere fonoassorbenti ben prima che questo diventasse un obbligo di legge.

Da allora, di novità nel campo della sostenibilità ne sono state introdotte molte. Dall’inizio del 2000, ad esempio, il Gruppo Autobrennero è anche un operatore ferroviario, grazie alla controllata RTC e alla collegata Lokomotion. Nel 2021, grazie all’acquisizione di InRail, Autobrennero è diventato il primo operatore ferroviario privato del settore merci in Italia, a riprova della reale volontà di spostare progressivamente il traffico merci dalla gomma alla rotaia. Nel 2009, ad Isera, è stata realizzata la prima barriera fonoassorbente e fotovoltaica d’Italia, che garantisce elettricità a 600 utenze domestiche. Nel 2014, a Bolzano, grazie ad Autostrada del Brennero è stato realizzato il primo ed al momento ancora unico centro di produzione e distribuzione di idrogeno verde in Italia. Ad oggi, sono già stati percorsi oltre 3 milioni di chilometri emettendo solo vapore acqueo.

Ora la grande sfida si chiama Green Corridor: un corridoio intermodale dal Brennero a Modena che rappresenti un nuovo paradigma per la mobilità.

Leggi di più

Un progetto di
Main partner
Partner
Media Partner