di Francesca Lorandi

Il recupero è business e cultura: «Dietro ai rifiuti c'è nuova vita»

L'intervento 25 mag 2022
Paolo Dal Ben e Giuseppe Piardi (foto Marchiori) Paolo Dal Ben e Giuseppe Piardi (foto Marchiori)

Quando le persone entrano nello stabilimento di Angiari di Stena Recycling Italia rimangono con la bocca aperta. «Si stupiscono nello scoprire cosa c'è dietro il fine vita di un frigorifero, di un televisore, di un telefonino», spiega Giuseppe Piardi, managing director dell'azienda. Dietro, c'è altra vita. C'è un processo che permette di trasformare quel rifiuto in ferro, alluminio, rame, in materie prime che vengono utilizzate per creare nuovi prodotti. Eppure quegli stabilimenti, vicino a casa, non li vorrebbe nessuno.

«Noi apriamo le porte proprio per far vedere quanto è importante quello che facciamo. Il valore del recupero comporta la necessità di misurarsi con le novità e accettarle», spiega Piardi, che ieri è intervenuto all'evento «Agenda Verona» portando l'esempio di un'azienda sostenibile. Anzi, di un'azienda che fa della sostenibilità la propria missione oltre che il proprio business. Nella Bassa veronese ogni giorno Piardi si prende cura di tutto ciò che la civiltà dei consumi non saprebbe dove buttare, di tutto ciò che le famiglie non vogliono più avere tra i piedi: i Raee, acronimo che sta per rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ogni anno, 130mila tonnellate.

«Ci facciamo carico di tutto ciò che ci circonda», ha spiegato, rispondendo alle domande di Paolo Dal Ben, vice caporedattore dell'Arena. «Lo facciamo per una questione ambientale ma non solo: trasformiamo il 95% di questi rifiuti in materie che vengono rimesse nel circuito economico, e lo facciamo in un Paese, l'Italia, che soffre un grave deficit di materie prime». Ovviamente non è solo una questione culturale. La sostenibilità è un modo di produrre. «La prima industria circolare in Italia è stata quella del ferro», ha ricordando Giuseppe Piardi, raccontando che «gli italiani hanno quasi inventato la siderurgia da forno elettrico. Noi continuiamo sul solco di questa tradizione, portiamo avanti le frontiere del recupero delle apparecchiature che ci circondano grazie anche a tecnologie che ci permettono di raggiungere traguardi sempre più importanti». Un numero per rendere l'idea: 95%, la materia che viene recuperata da questi rifiuti.

A breve Stena lo farà anche con la plastica: ad Angiari è stato avviato un investimento di 20 milioni di euro che permetterà il trattamento di 80mila tonnellate di plastica e il risparmio di 55mila tonnellate di anidride carbonica, ottenendo 40mila tonnellate di nuovo prodotto. Certo, non bastano le buone intenzioni. Perché in un Paese dove la sostenibilità sembra essere diventata una delle priorità, farla è tutt'altro che semplice. «Operiamo in un settore molto regolamentato», spiega Piardi, «la norma nasce a livello comunitario, arriva nei singoli Paesi e viene implementata a livello regionale. Qui la burocrazia è eccessiva, si guarda all'interpretazione letterale della norma e non a quella sostanziale». Nel concreto? «Per mettere in piedi un investimento di 20 milioni di euro e occupare un numero importante di giovani abbiamo atteso due anni l'autorizzazione. E io ho avuto difficoltà ad andarlo a spiegare ai vertici del mio Gruppo», quelli di Stena Metall, che conta stabilimenti in dieci Paesi del mondo. L'altra difficoltà è legata alla ricerca di giovani da assumere, ottanta in totale. «Abbiamo bisogno di tutte le figure professionali», dice Piardi, «operai turnisti, quadri intermedi, persone con competenze in ambito chimico. Offriamo ai giovani che abbiano voglia di misurarsi nell'economia circolare una opportunità unica». In un settore vincente, nel presente e soprattutto nel futuro.

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