di Karl Zilliken

Più possibilità di scelta per muoversi. E il pianeta ringrazia

05 mag 2022
Il Prof. Matteo Colleoni Il Prof. Matteo Colleoni

Se credete che sia impossibile trovare la ricetta migliore per una mobilità che sia davvero sostenibile, sbagliate. La ricetta c’è ed è piena di ingredienti. Più ce ne sono, meglio è. Anzi, restano in tema mangereccio, forse sarebbe meglio fare un parallelismo con un menù di un ristorante: più i cittadini possono scegliere come muoversi è meglio è per la sostenibilità. Ancor meglio se il cittadino sceglie tanti piatti differenti per il suo pasto. Uscendo dalla metafora, più modalità di trasporto sceglie, meglio il cittadino fa per il pianeta già dispone di un veicolo poco inquinante, ed è lapalissiano, mentre potrebbe essere Il professor Matteo Colleoni, docente all’Università di Milano-Biccoca e consulente del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, lo spiega molto bene.

Intermodalità «Se un soggetto prende la propria auto elettrica e la parcheggia nella stazione dei treni, possiamo dire cdhe tiene un comportamento virtuoso e sostenibile. Certo - prosegue il prof. - Sarebbe meglio che si spostasse in bici, ma è difficile pretenderlo se il cittadino deve spostarsi per 25 chilometri. Questo però è un esempio di intermodalità». Ed è proprio questa la parola chiave. La parola non è semplice, tanto che perfino il correttore la sottolinea in rosso marchiandola come un errore. E invece è proprio su questa intermodalità che bisogna puntare. Proviamo a partire dalle basi, per capire cosa significhi. Banalmente, Wikipedia spiega che il trasporto intermodale «è una metodologia di trasferimento delle merci che utilizza “unità di carico” standardizzate (in genere container) atte a poter essere facilmente spostate da un mezzo di trasporto (nave, camion, treno) all’altro per giungere a destinazione». Questa definizione va però cucita sul trasporto persone: «I dati ci dicono che la quota di intermodalità è aumentata - rivela il docente dell’Università di Milano-Bicocca - Si stanno facendo largo auto meno inquinanti e più intermodalità. Per un sistema a alta dispersione come quello del Veneto, questa è l’unica soluzione

Il caso Veneto Auto meno inquinanti e più intermodalità: unica soluzione in un sistema disperso nel Triveneto. «Il Veneto è una bellissima regione - specifica Colleoni - ma anche una bellissima realtà urbana. In questo contesto, le persone si spostano soprattutto in auto. Per questo i Pums, i piani urbani di mobilità sostenibile, devono trovare una soluzione che guardi all’integrazione. La mobilità privata, per esempio, può essere supportata da quella pubblica attraverso forme di integrazione modale. Così come potrebbe succedere per la mobilità attiva: si arriva in bici o a piedi fino alla stazione e poi si sale in treno. Sono sistemi integrati di servizi ed è per questo che, negli ultimi anni, insistiamo con i sistemi integrati».

Insieme Sistemi integrati di servizi. Quattro parole che profumano di futuro. «Anche in questo settore in questi anni stiamo iniziando a insistere sui sistemi integrati - ricorda Colleoni - qui iniziamo negli ultimi anni sui sistemi integrati, perché prima c’era molto settorialismo. I diversi segmenti del sistema di mobilità si devono integrare. Certo, magari nel centro di MIlano o in quello di Berlino non ce n’è bisogno perché a piedi o con i mezzi pubblicfi si arriva ovunque ci sia un “attrattore” di mobilità che risultano tutti vicinissimi». C’è però un “piccolo” problema in merito: «Gli italiani - prosegue il docente - Vivono soprattutto nelle aree suburbane o periurbane ed è per questo che è più che mai necessario lavorare su sistemi integrati di mobilità: ci stiamo provando e stiamo cercando di farlo».

La difficoltà Compilare un Pums non è semplice, bisogna tenere a mente tantissime variabili. Uno dei “segreti” lo svela il professor Colleoni: «Bisogna essere in grado di capire come i Piani urbani di mobilità sostenibile possano essere interpretati alla luce dei bisogni delle imprese che stanno nelle aree periferiche. Come può la mobilità dei camion essere integrata con forme di mobilità sostenibile? In sistemi così dispersi come quello Veneto, per esempio, bisogna pensare a sistemi integrati di mobilità. Il trasporto su strada, per esempio, si integra con quello su ferro e con la micromobilità attraverso una visione di insieme con cui più attori interloquiscono. Certo, l’Italia non è ai livelli di Svizzera, Francia, delle Fiandre o dei Paesi nordici. Quando hai la probabilità di usare più modi di trasporto, lì c’è grande propensione alla sostenibilità. Laddove ci sono le situazioni migliori anche dal punto di vista della qualità ambientale, ci sono più possibilità di spostarsi in maniera differenziata. Viceversa, spostarsi solo i auto corrisponde a bassi livelli di sostenibilità ma, per assurdo, anche spostarsi solo con mobilità attiva: basta pensare ai paesi poveri in cui i cittadini possono muoversi solo a piedi».

Come nella vita Colleoni conclude:«Quando si ha la possibilità di articolare al meglio riposo, lavoro, relazioni, amicizia, si vive meglio e questo vale anche per la mobilità. Il sistema di mobilità integrato cambia la domanda di mobilità che diventa più virtuosa. Il cittadino non ha più motivo per non adottare questo spostamento che aumenta la qualità. Le indagini Eurobarometro raccolgono dati sulla soddisfazione del trasporto pubblico nei Paesi europei e qui in Italia c’è il 20 per cento di insoddisfazione; in Germania siamo al 3 per cento. Ci sono tantissime cose da fare per un miglioramento della mobilità attiva: marciapiedi idonei, sedute attrezzate, posti ombreggiati w aumentare il verde così come spostare le vetture più distanti. Sono tutti elementi importanti perché per muoversi a piedi devi essere accompagnato. Occorre pensare alla mobilità per andare a lavorare; lì ci battono le altre realtà europee. Gli obiettivi ministeriali puntano a piccoli ma significativi aumenti. Un ottimo esempio di integrazione è quello di portare la bicicletta sui treni e deve essere permesso nella maniera migliore. Una delle cose più importanti è quella di tenere sempre presente la cura dell’insieme. I pezzi di mobilità devono essere composti in un puzzle armonioso». Karl Zilliken

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