Di Valeria Zanetti

Le tavole dei veronesi? Ecosostenibili

05 lug 2021

La pandemia ha aumentato la consapevolezza del valore del cibo, anche a Verona. Lo rivelano indagini condotte da organizzazioni agricole, compagnie assicurative, associazioni che si occupano di tutela ambientale. Anche le catene più attente della Gdo, Grande distribuzione organizzata, hanno intrapreso iniziative per intercettare la sensibilità dei consumatori, che non guardano più solo a mettere nel carrello della spesa prodotti belli da vedere. L'Osservatorio Reale Mutua dedica al primario e alle nuove abitudini d'acquisto una ricerca, secondo la quale quasi un veronese su tre (32%) è interessato ad app che permettano di comprare a prezzi inferiori prodotti agroalimentari invenduti, imperfetti o prossimi alla scadenza, e un ulteriore 36% ha già sperimentato questi strumenti. Il 45% degli interpellati chiede alle imprese di trovare canali di vendita dedicati per ridurre gli sprechi, che tra le pareti domestiche si limitano controllando sempre le scadenze (62%); compilando dettagliate liste della spesa (51%); andando in negozio più volte la settimana per non accumulare troppo in frigo (30%). Ciò che non si consuma subito, si congela (23%). Il 51% compra frutta e ortaggi anche con piccole imperfezioni. Produzione e distribuzione più sostenibili sono le sfide su cui l'agricoltura si deve impegnare, secondo i consumatori. Il gruppo assicurativo ha lanciato un progetto con Confagricoltura, AGRIcoltura100, che premia le imprese agricole più sostenibili e innovative. Anche Coldiretti snocciola i dati di un'indagine sulle abitudini di consumo dell'ultimo anno. «Il 74 % degli intervistati fa una spesa più oculata; il 38% segue la tradizione contadina e utilizza gli avanzi per il pasto successivo; il 25% fa più attenzione alle scadenze, il 24% riduce le quantità acquistate», dice il presidente di Coldiretti Verona e Veneto, Daniele Salvagno. Nell'ultimo anno sono aumentati del 26% i clienti che fanno la spesa nelle aziende agricole e nei mercati a km zero, dove, chi vive solo, può comprare un uovo o un pomodoro, sfuso da imballaggi e confezioni. La spesa media nei mercati di Campagna Amica è passata nel 2020 da 27 a 34 euro. «Da alcuni anni Coldiretti Verona collabora anche al progetto Rebus delle Acli con il quale giacenze di prodotti alimentari non consumati sono donati a persone bisognose», afferma. Intanto, le catene della distribuzione più sensibili si adeguano. La veronese NaturaSì, un anno fa in partnership con Legambiente, ha lanciato la linea CosìPerNatura: ortaggi e frutta imperfetti sono proposti per l'acquisto, con uno sconto che arriva al 50% del prezzo praticato sugli standard. L'obiettivo è recuperare circa 3mila tonnellate di prodotti l'anno. «Abbiamo deciso di andare in controtendenza rispetto alle regole del mercato, che imporrebbero omogeneità anche a tavola e diamo ai consumatori l'opportunità di scegliere a prezzo ridotto prodotti buoni, coltivati nel rispetto dell'ambiente e del lavoro degli agricoltori», afferma Fausto Jori, amministratore delegato della principale catena del bio in Italia. La media giornaliera di vendita dei CosìPerNatura è cresciuta di circa il 30% in 12 mesi: in alcuni negozi raggiunge il 12% sul totale venduto. «Sono numeri ancora piccoli. Per farli crescere chiediamo impegno al legislatore sulla normativa attuale: che sia permesso agli agricoltori di rifornire i negozi, anche con prodotti che, seppur sani e di qualità, non sono aderenti agli standard estetici dei regolamenti». La scelta ha consentito a NaturaSì di passare da un 20% di prodotto scartato sui campi a un massimo del 4%.. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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