Di Lu.Fi.

Un premio per l’attenzione all’ambiente

01 set 2021
Per un futuro migliore Premiata anche la scelta delle coltivazioni bio Per un futuro migliore Premiata anche la scelta delle coltivazioni bio

Un premio per i sindaci che, in varie regioni d'Italia, attuano azioni concrete per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. E' questo il Lombrico d'oro, iniziativa promossa da 27 associazioni ambientaliste veronesi che quest'anno sbarca all'università di Verona.
Nato nel 2016 da un piccolo gruppo di attivisti che intendevano focalizzare le attenzioni sul tema dei pesticidi in agricoltura, il premio è stato pensato come un mezzo per far conoscere le esperienze pubbliche più avanzate in Italia, intitolandolo al lombrico, insetto utile e simbolo della fertilità della terra. Dopo le prime edizioni, il premio ha allargato i propri contenuti. In cinque anni sono stati 15 i primi cittadini che hanno ricevuto il riconoscimento, che consiste in un premio disegnato dalla scuola d’arte Paolo Brenzoni di Sant’Ambrogio di Valpolicella e realizzato dallo scultore veronese Gabriele Gottoli. Fino all’anno scorso la cerimonia finale avveniva in Valpolicella, prima all’istituto agrario Bentegodi di San Floriano e poi nel Comune di Cavaion, con la collaborazione anche del collegio dei periti agrari, ma nel 2020 c'è stato il coinvolgimento dell'università, con il Gruppo Radici dei Diritti.
Quest'anno la consegna dei premi, effettuata dalla sindaca di Cavaion Sabina Tramonte, avverrà sabato 11 settembre nell'aula T2 del polo Zanotto. Qui alle 9 del mattino prenderà il via anche un convegno nel quale Matteo Nicolini dell’università di Verona tratterà il tema «acqua, terra e cibo: ricostruire da basso equi rapporti sociali» e Salvatore Ceccarelli, già docente a Perugia parlerà del «diritto del seme in agricoltura come contrasto ai cambiamenti climatici». Tre i sindaci ai quali verrà consegnato il Lombrico d'oro 2021. Si tratta di Ottaviano Rube, primo cittadino di Costa Vescovado, in provincia di Alessandria, che è un coltivatore biologico già dal 1977 e che ha dato impulso al recupero di colture antiche e favorito il ripopolamento. C'è poi Giuseppe Paolini di Isola del Piano, Pesaro-Urbino, che ha partecipato, anche in questo caso nel '77, alla fondazione della Cooperativa Alce Nero e che è stato anche lui un precursore del biologico, in una zona che contava sempre meno residenti. Ora il 70 per cento del suo Comune, che ha ricevuto la Bandiera verde per l’agricoltura, ha coltivazioni bio, la pasta che vi si produce è stata la prima integrale al mondo e la popolazione è tornata a crescere. Il terzo è Marco Guzzonato, sindaco di Marano Vicentino che dedica attenzione alla riduzione del consumo di suolo, alla tutela della falda acquifera e alla promozione di acquisti alimentari a filiera corta. Marano è partner, con il vicino Santorso, del progetto Life Beware finalizzato ad un corretto uso dell'acqua in agricoltura e a prevenire le alluvioni. 

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