Di Francesca Lorandi

Una Verona carbon-neutral è possibile?

L'indagine 19 mag 2021

Se raddoppiasse il numero di persone che si muove sui mezzi pubblici, aumentasse del 50 per cento quello che tecnicamente viene chiamato “load factor auto”, cioè il numero di passeggeri all’interno delle auto, se gli spostamenti in bici o a piedi registrassero un incremento del 30 per cento e i veicoli circolanti fossero tutti elettrici o ibridi, ecco che le emissioni di anidride carbonica a Verona si ridurrebbero del 46 per cento. Irrealizzabile?

Non secondo il project manager Area studi e ricerche della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Massimiliano Bienati, co-autore dell’indagine “Verso una città carbon neutral”. Focalizzata sul territorio di Verona, è una fotografia della situazione attuale, con una serie di indicazioni sulla strada da seguire nel breve periodo, attraverso una serie di azioni concrete.

Emerge che in città, in media gli spostamenti per esigenze di lavoro sono il 50 per cento del totale, per la gestione famigliare il 23 per cento, per motivi di studio il 15 per cento e per il tempo libero il 12 per cento. Il 90 per cento di questi spostamenti avviene in ambito urbano e, per il 70 per cento, sono fatti con auto private mentre il trasporto pubblico locale è utilizzato per soddisfare solo il 10 per cento delle esigenze di mobilità.

A fronte di questa situazione, la soluzione per una città carbon neutral è, secondo Bienati, lo shift modale, un piano strategico della mobilità sostenibile. C’è poi il capitolo del residenziale, sul quale intervenire: oltre l’80% delle abitazioni è poco efficiente dal punto di vista del risparmio energetico, dice l’indagine. “Porre rimedio in modo efficace a questo aspetto”, spiega Bienati, “significa primariamente intervenire con una ristrutturazione energetica profonda degli edifici”.

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