Di F.L.

Donne in prima linea: «Ogni giorno facciamo i conti con la disparità»

10 giu 2021
Evelina Tacconelli, professore ordinario e direttore Uoc Malattie infettive e tropicali dell’Aoui Evelina Tacconelli, professore ordinario e direttore Uoc Malattie infettive e tropicali dell’Aoui

Curricula lunghi e autorevoli, esperienze importanti fino ad arrivare a ruoli di prestigio nei quali mettono le loro competenze, in diverso modo, a favore della comunità. A unirle, anche il fatto di essere donne e di aver dovuto fare i conti, nel loro percorso con difficoltà dovute proprio a questo. Al genere. La disparità legata al sesso è ancora forte, sebbene la parità dovrebbe essere una colonna portante di una città sostenibile, nelle diverse declinazioni che ha questa parola. Le testimonianze della ricercatrice e docente Evelina Tacconelli e di Ivana Petricca, questore di Verona, sono esemplari per raccontare la strada che ancora c’è da fare. Professore ordinario e direttore Uoc Malattie infettive e tropicali dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata, incarico che svolge anche all’Università di Tübingen, in Germania. È stata docente all’Harvard Medical School di Boston e professore ordinario all’università Cattolica di Roma. Volendo proseguire, il curriculum di Evelina Tacconelli racconterebbe di molte altre esperienze di rilievo in Italia e all’estero, che pochi nel suo campo possono vantare. Eppure, ogni giorno si trova ad aver a che fare con una disparità di genere, radicata anche nel suo comparto.

Battute e quote rosa Gli esempi sono tanti, dalle battute sessiste durante le riunioni di lavoro alle “quote rose” durante eventi e convegni. «Penso di aver partecipato a centinaia di tavoli, comitati e riunioni in cui ero l’unica donna», racconta Tacconelli, «mi dicevano: vedi, il fatto che tu sia qui vuol dire che non c’è discriminazione. Io ho risposto che proprio perché ero lì, unica, era la prova che la discriminazione c’era». Un problema che parte dalla scuola, dall’educazione, dalla formazione. «Noi donne usciamo dal percorso di studi con voti più alti degli uomini, ma nel mondo del lavoro si crea la forbice». Lo dicono i numeri, anche quelli di Verona «dove alla facoltà di Medicina su 74 professori ordinari solo nove sono donne». Numeri che dovrebbero essere più elevati anche all’interno degli ospedali: «Il diritto del malato è essere curato con le migliori strategie del momento e quindi da team che hanno competenze diverse, e di genere diverso perché ci sono risultati differenti a seconda che il medico sia uomo o donna. Perché dico questo? In un’analisi realizzata su più di un milione e mezzo di ospedalizzazioni negli Stati Uniti, i pazienti curati da medici donna avevano una mortalità inferiore di quelli curati da medici uomini». E, da medico, Tacconelli spiega anche un’altra declinazione della sostenibilità, quella in ambito sanitario: «Lo stato di salute di un popolo è legato agli interventi sugli animali e sulla natura, che hanno sempre delle ripercussioni. Faccio un esempio: le conseguenze dell’uso inappropriato eccessivo di antibiotici su animali da macello, ambienti acquatici, natura, ospedali causerà un incremento di infezioni resistenti agli antibiotici e quindi a un incremento esponenziale del numero di morti. Quanto accaduto con la pandemia da Covid 19 dovrebbe far riflettere».

Nuovo corso Di tutt’altro genere il percorso di Petricca, che ammette: «Il settore polizia di Stato è stato di esclusivo dominio degli uomini per molto tempo. Già nel vecchio ordinamento, quando la polizia era militare, la presenza femminile era completamente diversa da quella maschile, con competenze riduttive e anche trattamenti differenti. Nel 1981 c’è stata la legge che ha parificato in tutto e per tutti uomini e donne, rimuovendo gli ostacoli giuridici per il raggiungimento della parità di genere». Petricca è figlia di quella legge di riforma «e la mia esperienza è positiva, sicuramente anche per l’ambito nel quale opero. Troverei sconveniente se un’amministrazione come la nostra, che da almeno trent’anni si occupa di parità di genere e di violenza verso le donne, mettesse in campo al suo interno modelli negativi, compresa il mancato riconoscimento della professionalità delle colleghe. Questo è uno dei motivi che ha fatto crescere la nostra amministrazione: oggi nella polizia di Stato ci sono 15mila donne, coprono tutti i ruoli e sono ben integrate». Diversa è stata l’esperienza del questore fuori da quegli uffici, quando si è trovata nella necessità di dover conciliare la vita personale con quella professionale. «Il prezzo da pagare è elevato», prosegue il questore, «ci sarebbe bisogno di aiuto, di supporto per le tante donne che si trovano in situazioni di complessa gestione: se ne parla da anni ma politiche reali e finanziamenti per raggiungere questi obiettivi ancora non ce ne sono».

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